PIAZZA DA "SÓRA"

Sessa capoluogo dell’antico Malcantone, traeva la sua importanza dalla presenza di un’autorevole famiglia (fara) longobarda stabilitasi sul suo territorio nei primi decenni del secondo millennio. Inviata dai duchi di Milano a controllare la valle della Tresa, s’installò nel villaggio primitivo, assumendone semplicemente il nome, vale a dire, De Sessa, poi latinizzato dagli amanuensi in De Sexa. Quanto all’origine etimologica del nome, ci sono varie supposizioni, le più accreditate rimandano al dialettale “Sess” un plurale di “Sass” (sassi) ormai quasi dappertutto caduto in disuso; e qui il nome potrebbe essere stato ispirato dal “Sass dar Busen”, l’alta rupe sulla quale sorge il villaggio di Castello, oppure da “Sessio” (sedia, sedile) a richiamare l’ubicazione del borgo seduto in cima all’erta del Boscero.

 

L’importanza di Sessa crebbe con l’espansione della fede cristiana nelle terre malcantonesi. Inserita nella Pieve di Agno, fu elevata a parrocchia indipendente con un vasto territorio che si estendeva anche sul versante italiano della valle della Tresa e sulle vicinie di Monteggio e di Castelrotto. Ora l’antica influenza del paese è ricordata soprattutto dalla mole della sua chiesa prepositurale con l’alto campanile e dalla seicentesca chiesa di Sant’Orsola. La grande chiesa di San Martino racchiude alcuni tesori di valore inestimabile come l’altare maggiore, una grande ancona di legno scolpito e dorato, opera di Antonio Pino e di Carlantonio Ramponi, monumento artistico protetto e il più bello e imponente tra quelli dello stesso genere.

 

Una passeggiata lungo la contrada del paese può portare alla scoperta di cose sorprendenti come l’antico torchio a leva, il più grande del Ticino, con la sua trave lunga 10,5 metri che porta incisa la data 1407.

 

La Piazza da Sora è sempre stata il salotto del paese, luogo centrale di riunioni, di feste, di balli di carnevale. Ancora oggi vi si tengono numerose manifestazioni, concerti della Musica Concordia di Sessa e Monteggio, lotterie, castagnate e la ormai celebre “Polenta in piaza”. E vi viene sempre ancora piantata la betulla decorata con nastrini colorati e simboli propiziatori a salutare la primavera con il canto del Maggio.

 

All’estremità del paese, verso ponente, anche l’oratorio di S. Maria merita una visita. Esito attuale di una chiesa certificata agli inizi del 14° secolo, vi si può ammirare il pregevole paliotto d’altare in scagliola del 1759, opera di Francesco Solari, figlio di Pietro, capostipite della famiglia di scagliolisti antelami che ha operato soprattutto nel Monferrato.

 

All’angolo della Piazza il Museo della Miniera riporta all’epopea della miniera d’oro della Costa di Sessa, con esposizione di oggetti, strumenti e documenti dell’epoca, mentre una passeggiata lungo il sentiero dell’Acqua Ripensata, in pochi minuti permette di raggiungere il Piccolo Museo di Sessa e Monteggio con le sue mostre tematiche aventi per soggetto la civiltà contadina.

 

Grazie al suo relativo isolamento, discosta da ogni via di transito, Sessa ha potuto godere lungo tutto il secondo millennio di una vita, certamente povera e faticosa, ma al riparo di molte delle calamità che hanno afflitto paesi e città relativamente vicine a noi. Da qui non sono transitati gli eserciti che salivano o scendevano la valle del Vedeggio o la sponda del Verbano, saccheggiando tutto quello che trovavano e seminando pestilenze.

 

Mentre la pianura costituita dal piccolo altopiano della Pevereggia permetteva un favorevole lavoro dei campi, l’ampia collina dello Scerée consentiva la coltivazione della vite e forniva il legname dei suoi boschi. I numerosi ruscelli e le capienti sorgenti permisero abbastanza presto l’impianto di piccoli acquedotti. Se Sessa, capoluogo aveva il più importante, anche le frazioni della Costa, Beredino, Lanera, Bonzaglio e Suvino si dotarono di piccoli acquedotti indipendenti a caduta libera. Solamente il minuscolo nucleo di Gromo si doveva accontentare di utilizzare un pozzo. Poi con l’aumento della popolazione crebbe la richiesta di acqua, mentre, contemporaneamente la potabilità iniziava ad essere problematica. Ma, fortunatamente c’era a disposizione il lago sotterraneo costituito dalla falda freatica nascosta sotto i prati di Sessa, pronta ad elargire il suo prezioso liquido non solo alla comunità di Sessa, ma anche a Monteggio e ad Astano.

 

L’acqua ancora e sempre protagonista alle immediate vicinanze del borgo con le scenografiche cascate della Pevereggia e le Bolle, territorio protetto e ben attrezzato con un sentiero didattico meta sempre più apprezzata dal turismo pedestre.

Sovente dimenticato, un altro torrente importante, la Lisora, che, scendendo dal laghetto di Astano è il primo emissario importante sul lato destro della Tresa. La sua valle è visitabile seguendo il sentiero che dalla frazione di Beredino la attraversa per raggiungere Beride e il medio Malcantone. Questa era l’unica via antica di comunicazione, non proprio una strada, ma almeno un tratturo che metteva in comunicazione Sessa con la valle Carvina, la via del Ceneri e dei passi alpini. In fondo alla valle, dei misteriosi ruderi di una località ricordata come Garaverio, forse un mulino, delle cantine e dei depositi.

 

Sessa e il suo territorio sono un’oasi di pace e di tranquillità, animata a tratti dalle grida festose dei bambini delle scuole che sciamano attraverso le vie del paese, mentre, in estate, è sempre l’acqua a vivacizzare la periferia con le ben frequentate piscine Ai Grappoli.

 

Piccolo Museo di Sessa e Monteggio

angelo comisetti@hotmail.ch

f.valentini@bluewin.ch

 

Museo della miniera d’oro

Luana Zanetti

6997 Sessa

078 686 69 97

 

Guida per giro turistico di Sessa

Lindo Deambrosi

6997 Sessa

079 686 86 01

lindo.deambrosi@gmail.com

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